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La guerra, la colpa e il passato che torna a vendicare: "La gatta e il generale" di Nino Haratischwili

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La gatta e il generale 
di Nino Haratischwili
Marsilio, ottobre 2024 

Traduzione di Francesca Bonomi e Fabio Cremonesi 

pp. 656
€ 24 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

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Tutti noi cambiamo, ci disperdiamo in mille direzioni, ci rompiamo in pezzi e ci ricomponiamo, sì, questo lo so bene, ma i nostri sogni ci perseguitano, per quanto ostinati e fastidiosi siano, non ci lasciano in pace. (p.100)

Dei libri di Nino Haratischwili una delle cose che colpisce al primo sguardo è indubbiamente la mole. 
La scrittrice georgiana, già autrice degli acclamati L'ottava vita e La luce che manca, firma narrazioni estese in cui la lunghezza è un tratto stesso della trama. 
Haratischwili abbraccia infatti ampie porzioni di storia con libri che si inseriscono nel solco della grande tradizione dei romanzi russi con le tipicamente intricate architetture di personaggi e lo scenografico disporsi delle loro vicende lungo gli anni.
Nel volume d'esordio, L'ottava vita, prendeva corpo attraverso la storia della famiglia Jashi più di un secolo di vicende personali e collettive (dalla fine dell'Ottocento ai primi anni Duemila); ne La luce che manca, invece, si fa un salto avanti fino agli anni Novanta, alla dissoluzione dell'Unione Sovietica e a una Georgia in piena guerra civile, con numerosi salti indietro che fanno capire cosa ha determinato quegli eventi. La storia del terzo romanzo, La gatta e il generale, comincia nel dicembre 1994 in Cecenia
Una truppa delle forze armate della Federazione Russa si trova di stanza in un piccolo villaggio musulmano del Caucaso con l’obiettivo di combattere i separatisti.
Lo sguardo su quel luogo e preciso momento storico è quello di Nura, una giovane di diciassette anni che sogna di scappare lontano da lì. La ragazza è vittima di una violenza che non smette, anche a distanza di tempo, di perseguitare uno dei soldati russi che ne è stato testimone.
Che parte abbia avuto il giovane nella cosa lo scopriremo più avanti, molti anni dopo, quando lui non è più un semplice soldato ma è diventato il Generale, un oligarca di incredibile potere. In termini materiali, l'uomo ha tutto quello che si potrebbe desiderare ma c'è quella vecchia storia che l'ha segnato e a cui si incrocia un lutto che continua a sanguinare come una ferita aperta.
Il Generale arriva a una decisione: deve riaffrontare il passato. Lo farà con l'aiuto del Corvo, giornalista scrittore dalla vita in declino, e della Gatta, attrice di Tbilisi che somiglia in modo impressionante a Nura, la ragazza cecena che lo guarda con insistenza dal passato. 

I grandi temi del libro sono la vendetta, il dilemma del bene e del male, il senso di colpa.
Ma emerge forte anche il riscatto morale che deriva dal compiere scelte che cambiano il corso delle storie, anche di quelle che sembrano immutabili. Sul fondale di questa rappresentazione - Haratischwili costruisce narrazioni che richiamano sempre le modalità espressive del teatro - stanno la storia dell'osteggiata indipendenza cecena e quella della Georgia che cerca di ricostruire e ricostruirsi dopo le macerie lasciate dall'impero russo.
Rispetto ai libri precedenti, anche a La luce che manca che pure era attraversato dal buio in senso letterale e metaforico, la violenza è qui più esplicita e i toni si fanno ancora più cupi. La dissoluzione politica delle nazioni fa da contraltare a quella individuale ed emotiva dei personaggi che tentano di mettere insieme pezzi di vite. 

Nino Haratischwili è una scrittrice abile.
Tenere alta l'attenzione del lettore e coinvolgerlo emotivamente per settecento o ottocento pagine come fa lei richiede padronanza nel reggere i fili narrativi, idee chiare nella costruzione dei personaggi e dei loro archi di sviluppo. Richiede anche equilibrio nell'alternare le pagine con gli ampi affreschi storico-politici a quelle con le scene più minute che eppure cambiano i destini dei protagonisti.
Benché a mio parere non si tocchi lo stesso livello del romanzo d'esordio (pure a causa di certi barocchismi della scrittura che ogni tanto affaticano), anche qui la scrittrice riesce in tutto questo.
Finiamo quindi per appassionarci a questo cubo di Rubik, lo stesso che vediamo nella copertina con le illustrazioni di B. Nowikowa.  Ci affidiamo con piacere al fluire di un libro poliedrico in cui ogni figura gioca insieme alle altre e al contempo affronta una partita solitaria per cercare di salvarsi. 



Claudia Consoli