La ragazza che annega
di Caitlin R. Kiernan
Mercurio Books, febbraio 2025
Traduzione di Milena Sanfilippo
pp. 416
€ 23 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)
Me ne stavo seduta qui e provavo a isolare un punto da cui far partire questa storia. Sono rimasta seduta qui su questa sedia per ore, senza scrivere neanche una parola. Ma ora che il mio inizio l'ho deciso, per quanto arbitrario, penso sia appropriato più o meno come credo lo sarebbe qualsiasi altro inizio. Mi sembrava solo corretto anticipare la parte della follia, una specie di disclaimer, così se qualcuno leggerà mai queste parole saprà che dovrà prenderle con le pinze. (p. 21)
Caitlin Rebekah Kiernan, classe '64, scrittrice statunitense con cittadinanza irlandese, vincitrice due volte del World Fantasy Award e due volte del Bram Stoker Award (una proprio con questo romanzo nell'anno di uscita, il 2012) viene definita una delle scrittrice più importanti della letteratura weird contemporanea.
La ragazza che annega, in effetti, prende a piene mani dal legendarium irlandese e nordico in senso ampio, quello che afferisce alle storie di fantasmi, fate, presenze "altre" e che viene abbracciato in gergo col termine ombrello eerie, traducibile con "inquietante", "lugubre" o "soprannaturale".
La protagonista del romanzo, India Morgan Phelps (ho subito pensato a Michael Phelps, il famoso ex nuotatore olimpico, non so se sia una coincidenza, ma mi pare curioso che il cognome di entrambi abbia a che fare con l'acqua/il mare) è sia personaggio principale che voce narrante, una voce inaffidabile, incoerente, confusa. Ci racconta la sua storia in prima persona in modo peculiare, come se stesse scrivendo man mano che le pagine vanno avanti, come se stesse raccontando a voce e dunque inciampando in errori, dimenticanze, pause, salti temporali repentini e rimproveri a se stessa.
Difatti si potrebbe dire che non è una sola Imp (come preferisce chiamarsi) a narrare, ma due: una istintiva, quella che scrive, e una più pacata, razionale, una sorta di grillo parlante cosciente che cerca di riportare il corso della narrazione su binari comprensibili a lei e al lettore.
Temo che tu abbia commesso un errore terribile, sciocca, India Morgan Phelps, scegliendo di narrare questa storia di fantasmi per come te la ricordi, come due narrazioni distinte, come una particella e un'onda, il diavolo e il mare blu profondo, anziché condensarla in una narrazione unica scevra di paradossi e contraddizioni. Temo proprio che tra non molto la frustrazione avrà la meglio, e allora ti arrenderai, non arriverai alla fine. È già piuttosto difficile trattenere tutte e due le versioni nella mia testa, sebbene entrambe mi risuonino come vere in egual misura (sebbene, lo ripeto, la prima ha dalla sua più prove a confermarne la fattualità); molto meno tradurre in prosa questi resoconti concorrenti, paralleli. (pp. 106-107)
Imp definisce se stessa come una pazza, reduce dal doppio suicidio della nonna e della madre, quindi quasi condannata a subire lo stesso destino. Si trova in cura presso una psicologa, la dottoressa Ogilvy, prende psicofarmaci, continua a raccontare ossessivamente - come fosse in una specie di inception - di un quadro dal titolo La ragazza che annega, visto per la prima volta a undici anni con la madre in un museo e che fa da traino per tutta la narrazione; incontra Abalyn, una ragazza trans di cui si innamora, ma poi nella sua vita irrompe un elemento incongruente, a questo punto diremmo eerie, che porta il nome di Eva Canning.
Imp sostiene di averla incontrata due volte (ecco che torna il numero due, Imp è ossessionata dai numeri e dalle date), a luglio e a novembre, e quando Abalyn le farà notare, non senza una certa inquietudine, che non è vero, che Eva Canning è entrata nelle loro vite solo una volta - a luglio - Imp cadrà in un vortice di follia che viene ripreso anche dalla scrittura: dei capitoli scritti come sotto effetto di allucinazioni, senza capo né coda, che trascinano il lettore in un altro universo, quello della mente devastata di Imp.
Due volte, una in forma di sirena, una in forma di lupo. Chi è Eva Canning? Cosa vuole da Imp? Esiste davvero o è solo un'infestazione, come dice lei stessa? Ma soprattutto, chi è davvero la ragazza che annega? Potrebbe essere Imp o Eva, potrebbe essere la ragazza dipinta nel quadro, che non è altri che Eva stessa. Sì? La narratrice non lo sa, ipotizza, e con lei ipotizziamo anche noi lettori.
La dottoressa Ogilvy e le pillole che mi prescrive sono la mia c'era d'api e le funi che mi tengono avvinta all'albero maestro, proprio come la follia è da sempre la mia sirena. Com'è stata la sirena di Caroline e la sirena di Rosemary prima di me. Caroline le ha dato retta e ha scelto di annegare. Rosemary è annegata, nonostante c'era chi cercava di tapparle le orecchie e la teneva ben legata […] Una sirena potrebbe essere banale come la brama, il lutto, il desiderio o la passione. Un dipinto appeso al muro. Una donna ritrovata nuda sul ciglio di una strada buia, che sa il tuo nome ancor prima che tu glielo riveli. (pp. 130-131)
Eva Canning non è una donna vera. Muta continuamente forma, anticipa le risposte, conosce il futuro. Potrebbe essere una sirena, un lupo, un fantasma, la musa di un pittore tragicamente morto per una caduta da cavallo, un'infestazione, una fata, una balena bianca, la Eva biblica del giardino paradisiaco dell'Eden. Potrebbe essere estremamente buona o estremamente cattiva, come tutte le creature che sfuggono alla comprensione umana, e d'altra parte Imp ce lo dice nel romanzo, è l'ignoto che causa la paura maggiore, il terrore più irrefrenabile.
La ragazza che annega è una favola dark che prende dall'universo del weird e del gotico e dalla scrittura di Poe e Lovecraft, ma la immerge (nel vero senso della parola) nel contesto contemporaneo: traumi familiari, corpi queer, instabilità mentale. Eppure, nonostante la sua modernità, quello che più mi è piaciuto è che sembra di leggere una favola dei fratelli Grimm, quelle favole prese da reali avvenimenti di cronaca nera, prima che la Disney le edulcorasse per farne fiabe per bambini.
Il testo inoltre è pieno di riferimenti ad altri scrittori e scrittrici - Ursula K. Le Guin, Shakespeare, Emily Dickinson, Melville e Carroll (c'è un'ossessione per Moby Dick e la canzone della Finta Tartaruga di Alice nel Paese delle Meraviglie), Angela Carter, riferimenti a ballate medioevali.
Insomma è un testo che si presta a più livelli di lettura. Non facile da seguire, perché la stessa narratrice non sa cosa dice, cosa vede o sogna, quindi siate preparati a una lettura frastornante ma davvero originale.
Un testo che fin dal suo incipit (bellissimo, tra l'altro, non ne leggevo di così belli da tempo, le prime frasi sono magnetiche) conquisterà gli amanti delle letture che aprono a interpretazioni diverse, anche contraddittorie tra loro, e delle protagoniste che celebrano il mostruoso femminile, nonché a quelle persone che hanno amato film come "La forma dell'acqua" di Del Toro.
Una nota di merito alla traduttrice: non deve essere stato facile tradurre un testo così particolare. Trovo abbia fatto un ottimo lavoro.
Deborah D'Addetta
Social Network