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Non più ragazzi, non troppo adulti: i millennial di «Un incubo banale» di Halle Butler

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Un incubo banale
di Halle Butler
traduzione di Annalisa Di Liddo
Neri Pozza, febbraio 2025
 
pp. 336
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

La nausea aumentò un poco, perché era triste cucinare e mangiare sempre da sola, e non aveva nessuno che desiderasse o avesse davvero bisogno della sua compagnia, e tenere in mano quella patata le ricordò quanto lei fosse superflua per il resto del mondo, ora che si trovava senza figli, senza lavoro, di mezza età e single. (p. 55)

Senza figli, senza lavoro, di mezza età e single: i quattro incubi che i boomer hanno insegnato essere da temere ai millennial. In altre parole, i quattro incubi che i genitori hanno indicato ai figli, se non fosse che questi quattro stati dell’essere – senza prole, senza mestiere, avviati verso la vecchiaia e senza un partner – sono la terribile condanna di una generazione cresciuta a pane e certezze, almeno di qualche tipo, ossia appunto quella dei boomer. Un incubo banale infatti si inserisce in quella che ormai potremmo identificare come la “narrativa millennial”, di cui fanno parte nomi noti come Sally Rooney e Naoise Dolan, e che vede al centro delle trame da un lato il confronto con la generazione dei genitori e dall’altro l’inserimento in un mondo diverso da quello in cui si è cresciuti.

Come loro, anche Halle Butler affronta queste due grandi tematiche narrative: dopo aver chiuso una relazione importante durata dieci anni, Margaret Anne Yance – da tutti conosciuta come Moddie – decide di tornare nella cittadina dell’Illinois in cui è nata e nella quale ha vissuto prima di trasferirsi nella più moderna e multiculturale Chicago. Qui ritrova molte delle sue amicizie d’infanzia, anche loro alle presenze con i problemi dell’età adulta. È questo che colpisce subito, appena si entra nel vivo della lettura del romanzo di Butler: si fa fatica a definire adulti – uomini e donne – i protagonisti di Un incubo banale, li si chiamerebbe facilmente ragazzi per il loro modo di vivere fatto di un lavoro spesso artistico che si alterna ad aperitivi, gossip, cene in cui discutere di politica e massimi sistemi, e feste universitarie, se non fosse che di fatto sono adulti. I loro problemi sono problemi da adulti: problemi legati a relazioni avviate da lungo corso e spesso sfociate in matrimoni non molto dissimili da quelli dei loro genitori; o ai figli piccoli, avuti da poco, e con i quali questi genitori millennial devono relazionarsi per evitare di ricadere negli stessi problemi che loro – in quanto figli – hanno affrontato qualche decennio prima.

Ed ecco che proprio qui, nel rapportarsi con il partner e con i figli, una delle due tematiche tipiche della narrativa millennial – lo stare al mondo, un mondo dominato da crisi economiche, cambiamenti climatici e guerre che spazzano il globo – si intreccia a doppio filo con l’altra, ossia il rapporto con i genitori. Ora che i millennial hanno passato la fase della tarda adolescenza che ha caratterizzato la giovinezza – l’università, i primi lavori, l’acquisto delle case – e si affacciano a quell’età adulta che ha sempre contraddistinto i genitori – perché i genitori sono per definizione adulti dalla prospettiva del figlio – ecco che incontrano gli stessi problemi e devono trovare nuove soluzioni per affrontarli.

Perché è vero quanto detto all’inizio, i quattro incubi dell’età adulta sono quelli che i genitori boomer hanno trasmesso ai figli millennial – non avere prole, un mestiere, un partner, e neanche più la giovinezza, in altre parole: non avere un’identità stabile – ma questi incubi non sono necessariamente gli incubi dei millennial. Sono incubi acquisiti, o meglio: l’incubo della mancanza di un’identità stabile, che può portare a una mancata accettazione da parte dei pari, è un incubo da boomer.

I millennial, invece, a leggere le pagine di Butler – ma non solo le sue, appunto – sanno reinventarsi e sanno farlo perché nell’incertezza hanno sempre sguazzato. Il mondo in cui sono cresciuti è un mondo incerto, ma anche variegato, multiculturale, multietnico, iper tecnologico, globalizzato. In questo mondo anche una disperata come Moddie può ritrovare se stessa. Ed è questo il suo viaggio, e in buona parte anche il nostro.

 
David Valentini