di Sandrine Collette
edizioni e/o, 26 marzo 2025
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
€ 18 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)
La vita scorre e nessuno si domanda se sia giusta, nessuno si chiede se si sarebbe potuto fare di meglio, e invece sì, si poteva fare di meglio. Avremmo solo dovuto riflettere, avremmo dovuto creare possibilità, ma non sappiamo come fare, ammesso che la cosa ci interessi. A volte è meglio conservare un mondo ingiusto in cui ognuno sa qual è il proprio posto anziché mandare tutto all'aria e non essere più sicuri di niente. Quello che abbiamo oggi ce l'abbiamo, per quanto minuscolo. Gli esseri umani hanno sempre qualcosa da perdere, fosse anche soltanto la vita. (p. 50)
È la seconda volta che incontro le opere di Sandrine Collette: folgorata da Eravamo lupi (e/o, 2024), mi sono subito messa a leggere Madelaine prima dell'alba a pochi giorni dall'uscita. Ho ritrovato un paesaggio duro, con una natura che non regala nulla, né risparmia un'asprezza che è disseminata di pericoli per gli uomini e le donne del romanzo. Anche l'isolamento è una costante, ma in questo nuovo romanzo è la campagna tagliata da un fiume impervio da attraversare, con i suoi boschi attorno, a farla da padrona.
Perché partire dal paesaggio?, vi starete forse chiedendo. Perché la campagna non è solo l'ambientazione, è un personaggio iper-presente, che accompagna sempre le scene di maggior tensione, che infatti di rado avvengono tra le quattro mura di casa. L'esterno è il luogo dell'impensato, dell'incontro, desiderato o indesiderato, ma sempre fonte di cambiamento.
E il primo incontro è quello con il narratore, Bran, che racconta in prima persona ciò che vede e nelle prime decine di pagine presenta i vari personaggi che accompagnano tutto il romanzo. Arrivato a casa dell'anziana Rose, la «memoria del villaggio» (p. 24), otto anni prima, Bran è stato ribattezzato, nutrito, amato; insomma, in una parola: accolto. Grande osservatore, anche grazie al fatto che passa spesso inosservato, ha capito presto che le bellissime sorelle omozigoti Ambre e Aelis, sono profondamente diverse nel carattere, motivo per cui Eugène rimpiange di aver sposato Aelis e di aver avuto tre figli con lei, quando in realtà ha scoperto negli anni di amare Ambre. Anche Ambre lo ricambia, ma il loro è un amore di non detti e di fatica quotidiana, tra sguardi rubati e sorrisi. E la cosa si ripete di frequente, dato che le gemelle hanno voluto sposarsi a patto di abitare a pochi metri l'una dall'altra, perché non possono immaginarsi separate. Solo così, con il sostegno di Aelis e del cognato, Ambre sopporta il matrimonio con Léon, ormai più attaccato alla bottiglia che alla famiglia, e la triste verità di non aver avuto figli.
Antagonista della storia, senza alcuna ombra di redenzione, è il figlio del padrone, chiamato semplicemente "Ambroisie figlio", un prepotente che attraversa i possedimenti di famiglia a cavallo e si permette di stuprare ragazze e donne del villaggio, senza che nessuno possa davvero opporsi a queste pratiche. Si tace e si va avanti a testa bassa per paura di perdere tutto. Persino in casa, poi, la questione viene tristemente insabbiata e nessuno chiede alle vittime cosa sia accaduto. Meglio fingere di non vedere, di non sapere: è l'unico modo per tollerare la violenza e non commettere pazzie.
In questa routine scandita dai tempi dell'agricoltura e dell'allevamento, in cui persino resistere costa fatica, irrompe dopo una cinquantina di pagine il personaggio che dà il titolo al romanzo e che narrativamente è portatrice di cambiamenti sostanziali: Madelaine. Bran e Rose pensano che sia un animale selvatico a rubare le uova nel pollaio, di notte, e invece si ritrovano davanti una bambina, sporca e inselvatichita, che conosce a stento la lingua.
Accoglienza è una parola che non si adatta solo a Bran: presto anche Madelaine viene ospitata e a tutti gli effetti la bambina cambia un po', pur mantenendo sempre quel suo istinto animale che la porta a diffidare, a muoversi sempre con l'accetta che realizzano apposta per lei, rispondendo più di una volta a sentimenti atavici che la avvicinano a una piccola - bellissima - belva.
Con qualche colpo di scena decisamente impensabile (ad esempio, chi è davvero Bran? Lo scoprirete strada facendo), Sandrine Collette regala ai lettori un romanzo a tratti ruvido come la realtà rurale narrata, collocata in uno spazio e in un tempo non ben identificabili. Al centro, d'altra parte, ci sono gli istinti, la lotta per la sopravvivenza giorno dopo giorno, i compromessi che richiede una comunità che stringe i denti quando giunge l'inverno e manca il cibo o quando lo strapotere di pochi viene esercitato ingiustamente.
«E di colpo, fragile, arriva la primavera, i campi chiedono semi con urgenza, chiedono ai corpi sfiniti nuovi sforzi senza dare niente in cambio, c'è da zappare, seminare, ricoprire» (p. 158), e la comunità rurale risponde, perché solo agendo insieme, coprendosi, condividendo quel poco che si ha si può resistere. Chi è davvero Madelaine, se si integri e come e cosa rappresenti per i comprotagonisti sono solo alcune delle tante domande che vi porrete iniziando un romanzo che non consola, ma svela.
GMGhioni
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